Noto

Ad appena 1km dal Baglio si trova la famosa città di Noto, definita la “Capitale del Barocco”.

Nel 2002 il suo centro storico è stato dichiarato dall’UNESCO Patrimonio Mondiale dell’Umanità, con altre città tardo barocche del Val di Noto.

All’interno della città è possibile ammirare un’infinità di chiese e palazzi nobiliari di pregio, ma tra tutti merita una menzione particolare la Cattedrale di San Nicolò, inserita nella Lista Mondiale dei Beni dell’Umanità dell’UNESCO.

Edificio nazionale dal 1940, la Cattedrale di Noto è il risultato di un percorso di ricostruzione sette/ottocentesco a cui hanno partecipato i tre maggiori esponenti del Barocco netino: Rosario Gagliardi, Paolo Labisi e Vincenzo Sinatra. Gravemente compromessa dal crollo della cupola nel marzo 1996, è stata riaperta al culto nel 2007, dopo 9 anni di restauri.

Calabernardo, Calamosche, Vendicari

A 5km dalla città sono facilmente raggiungibili le località balneari di Noto Marina e Calabernardo, che negli ultimi anni hanno sviluppato numerosi servizi turistici ed infrastrutture. Le spiagge ampie di sabbia finissima e il mare cristallino ne fanno un litorale fra i più belli d’Italia.

Noto Marina si affaccia sull’incantevole mar Ionio, un mare cristallino e limpido, dai riflessi azzurro verdi. Ampie e dolci insenature, incorniciate da una rigogliosa vegetazione mediterranea, modellano morbidamente la costa di rocce, ghiaia e sabbia.

 

Proseguendo oltre Noto Marina, in direzione Pachino, incontriamo a pochi km la rinomata Spiaggia di Calamosche, la più conosciuta della Riserva di Vendicari, che è stata anche il set di una pubblicità della TIM con gli attori Aldo, Giovanni e Giacomo, e nel 2005 è stata insignita del titolo “Spiaggia più bella d’Italia”dalla Guida Blu di Legambiente. Si tratta una caletta sabbiosa lunga non più di 200m, con un mare caraibico sempre calmo e cristallino, grazie ai due promontori che la racchiudono, in grado di bloccare onde e correnti.

La spiaggia è raggiungibile dall’ingresso posto sulla SP19.

Proseguendo ancora per pochi km sempre sulla SP19 è possibile visitare la Riserva di Vendicari. Questa fantastica oasi floristica e faunistica è particolarmente famosa per l’attività di birdwatching: in alcuni periodi dell’anno, infatti, vi si può ammirare una varietà infinita di uccelli migratori che nel loro lungo percorso dall’Africa all’Europa del Nord, sostano qui per riposare.

La spiaggia della Riserva di Vendicari è tra le spiagge più selvagge ed incontaminate di tutta la Sicilia, premiata da Legambiente con 4 Vele Blu. Di fronte ad essa si trova l’isolotto di Vendicari, mentre spostando lo sguardo verso nord sono visibili i resti dell’Antica Tonnara e delle vecchie case dei pescatori: un affascinante sito di archeologia industriale che domina l’intero litorale.

Marzamemi, Cavagrande del Cassibile

Proseguendo per altri 5km oltre la riserva, in direzione Pachino, merita certamente una visita il piccolo borgo di Marzamemi.

Anticamente sede di una grande tonnara e di stabilimenti per la pesca e la lavorazione del tonno, da qualche anno è diventato il luogo della movida estiva più vivace e conosciuta di tutta la Sicilia del sud, con numerosissimi locali notturni perfettamente integrati nei suggestivi vicoli dell’antico borgo ed in quelle che una volta erano case di pescatori.

In direzione opposta a Vendicari, verso Siracusa, si trova invece un altro gioiello della Sicilia sud orientale: la Riserva Naturale Orientata di Cavagrande del Cassibile ed i suoi “Laghetti”.

In questa zona l’Altopiano Ibleo assume aspetti superbi e spettacolari per la presenza di profonde fratture chiamate “cave” che ne solcano profondamente i tratti. Tra tutte la più incantevole è senza dubbio Cavagrande, oggi protetta come Riserva Naturale con un’estensione di 2.760ettari. Incassata tra le rocce del Tavolato Ibleo, si apre in un suggestivo canyon, dalle pareti ripide rivestite di fitta vegetazione, profondo in alcuni tratti oltre 250m.

Noto Antica

A circa 15km dal Baglio, verso la zona collinare di San Corrado Fuori le Mura, superato lo stupendo Santuario della Madonna della Scala, si possono ammirare il Monte Alveria e le possenti mura cinquecentesche di Noto Antica.

Il primo insediamento umano si fa risalire alla cultura Castellucciana, ossia all’Età del Bronzo Antico (XVIII – XV sec. a.C.). Prima di arrivare alla “Porta della Montagna”, ingresso della città vecchia, ci si può fermare a visitare la Grotta del Carciofo, catacomba ebraica che riporta un candelabro a sette bracci, e l’ampia Grotta dalle Cento Bocche, una catacomba bizantina.

Varcata la porta d’entrata di Noto Antica, si apre a destra un grande ambiente che una volta era la Sala d’Armi sottostante le scuderie, sopra le quali si leva il Castello con la Torre Maestra, voluta nel 1431 dal Duca di Noto Don Pietro d’Aragona, feudatario della città e fratello del Re Alfonso V il Magnanimo.

Sotto il Castello si può visitare una catacomba cristiano-bizantina (VI – VII sec.) con arcosoli, scavata nella roccia; segue, sempre a destra, la tomba greco-classica scavata sotto il Castello.

Al culmine della salita si scorge la Valle del Carosello, dove nasce l’Asinaro, in fondo alla quale  si trovano le famose Concerie delle pelli scavate dagli Arabi, immerse in uno scenario di splendidi laghetti, nelle cui acque incontaminate è possibile trovare sollievo nelle calde estati siciliane.

Lungo la strada, a sinistra, si apre il sito dell’Ospedale San Martino, più conosciuto come Ospedale di Santa Maria di Loreto, collegato ad una struttura scavata nella roccia, forse un Oratorio.

Procedendo la visita dentro Noto Antica, si arriva al palazzo dei Baroni di Belludia con i suoi numerosi ambienti sulla destra, mentre a sinistra si scorgono i pilastri della Chiesa Gesuitica ed i ruderi del Collegio dei Gesuiti.

Una bella passeggiata conduce quindi alla Piazza Maggiore, cuore della città del Cinquecento.Da qui, procedendo verso sinistra, si arriva al Ginnasio ellenistico-ieroniano (III sec. a.C.), dove i giovani netini si esercitavano nelle attività ginniche: la struttura si presenta in parte scavata nella roccia, in parte in muratura.

Necropoli del Finocchito

A circa 7km dal Baglio, percorrendo per la SP “Noto – Testa dell’Acqua”, si costeggia un bel punto panoramico sulla Cava San Giuseppe, da cui si può ammirare il Monte Alveria con le rovine di Noto Antica.  Proseguendo, si arriva al bivio con la SP “Testa dell’Acqua – Renna – Torresena”, che scende verso il Monte Renna nella valle del Tellaro.

Presa quest’ultima strada, si incontra un’area di rimboschimento demaniale ed una stradina sterrata sulla sinistra, che conduce al Monte Finocchito, considerato uno tra i più importanti rilievi iblei della provincia di Siracusa. Si tratta infatti di un’area naturalistica ed archeologica di grande interesse: i reperti del periodo tardo neolitico presiculo rappresentano un patrimonio unico, in quanto ci danno testimonianza dei primissimi greci che approdarono nella Sicilia sud orientale, antecedentemente alla grande colonizzazione dei secoli successivi.

Sulle scoscese pareti del Monte Finocchito si trova la Necropoli del Finocchito, di età sicula (600a.C.), caratterizzata da grotticelle artificiali e numerose nicchie poste nelle pareti interne, dove venivano tumulati i defunti. In questo importante sito archeologico sono stati rinvenuti vari reperti archeologici di notevole valore, quale vasellame, punte di freccia in pietra ed osso, e monili in metallo, ora visibili al bellissimo Museo Paolo Orsi di Siracusa.

Sulla sommità del Monte Finocchito sorgeva invece un antico villaggio siculo, di cui oggi rimangono solo le rovine della massiccia fortificazione perimetrale dell’abitato, considerata come la più antica della Sicilia intera. All’interno vi sono pochi resti, come le antiche carraie, che lasciano intendere l’esistenza di una vera e propria città con case in pietra: un chiaro esempio di cultura che da seminomade divenne stanziale. Questo villaggio siculo è contemporaneo alla città di “Hybla”, le cui rovine sono situate a Pantalica, tra gli attuali territori di Sortino e Ferla.

Ddieri di Baulì

A circa 25 km dal Baglio, vicino la frazione montana di Rigolizia, si trovano i meravigliosi Ddieri di Baulì, ancora poco conosciuti. L’area costituisce un Sito di Importanza Comunitaria (S.I.C.) non soggetto a protezione, ma sottoposto unicamente ad alcuni vincoli legislativi.

Si tratta di un complesso straordinario di intricati ambienti rupestri su più livelli, collegati tra loro da cunicoli scavati nella roccia friabile della cava ad opera di una comunità bizantina che venne ad abitare in questi luoghi conducendo una vita ascetica, in sintonia con la natura.

Durante l’invasione araba, i Ddieri vennero tenuti sotto assedio dall’esercito islamico, che dopo aver cacciato i bizantini si insediò in queste grotte, facendole divenire un perfetto rifugio militare. Successivamente, con la conquista normanna della Sicilia, i mussulmani si rifugiarono nei Ddieri resistendo all’assedio per lungo tempo, prima di arrendersi.

In seguito, dopo l’unità d’Italia, i Ddieri divennero covo di una banda di briganti avversi all’unione della Sicilia col Regno d’Italia; tra loro vi era anche il famoso brigante Giovanni Boncoraggio.

Siracusa

A 32km dalla nostra struttura è facilmente raggiungibile, in soli 20 minuti di autostrada, la città di Siracusa. Posta sulla costa sud orientale dell’isola, Siracusa ha una storia millenaria.

Divenne la principale polis della Sicilia greca e vasta metropoli nel periodo classico, gareggiando  per potenza e ricchezza con Atene, e rivestendo un ruolo fondamentale nello sviluppo della cultura del mondo antico. Fu patria di grandi artisti e filosofi, dando i natali a colui che viene definito il più grande scienziato dell’antichità: Archimede; e fu meta di influenti personalità dell’Antica Grecia: tra tutti il filosofo ateniese Platone, che nei suoi celebri viaggi scelse Siracusa per attuare il modello del suo stato ideale.

Fu conquistata dall’Antica Roma nel 212 a.C. e ancora nel I sec a.C. Cicerone la descrisse come la “più grande e la più bella città greca”.

Importante centro dell’Impero Bizantino, ne divenne capitale nel VI sec.; mentre la conquista araba nel 878, segnò la fine della sua egemonia.

Dopo il violento terremoto del 1693, il centro storico della città assunse l’aspetto che tutt’oggi lo contraddistingue, in stile Barocco.

La città di Siracusa, caratterizzata da ingenti ricchezze storiche, architettoniche e paesaggistiche, è stata dichiarata nel 2005 Patrimonio Mondiale dell’Umanità UNESCO, congiuntamente alla Necropoli Rupestre di Pantalica.

Uno degli itinerari turistici più affascinanti e rinomati è senz’altro quello archeologico, in cui primeggia il Teatro Greco con il parco della Neapolis.

Quanto straordinario fosse considerato il Teatro di Siracusa anche nell’antichità, lo dimostra il fatto che è uno dei pochissimi teatri greci di cui le fonti storiche riportano il nome dell’architetto: Damocopo, detto Myrilla. Tuttavia, l’aspetto attuale che lo pone fra i più grandi teatri del mondo greco si deve a Ierone II, che nel III sec. a.C. ne ordinò il radicale rifacimento.

Il Parco Archeologico della Neapolis, situato nella parte nord occidentale della città odierna, occupa un’area di circa 240.000mq, ed è uno straordinaria testimonianza della storia dell’Antica Siracusa: frutto di una lunga e difficile opera di salvaguardia degli anni ’50, racchiude non soltanto la parte più monumentale della città, ma anche una densa serie di testimonianze di varie epoche, dall’Età Protostorica a quella Tardo Antica e Bizantina. Vero e proprio museo a cielo aperto, si estende su una larga fascia delle pendici meridionali dell’Altopiano delle Pipoli, trovando il suo punto focale su un’altura che prende il nome di Colle Temenite.

Siracusa ha anche un importante patrimonio architettonico-militare legato alla sua millenaria storia. Dapprima, per volere di Dionigi I, sorse il Castello Eurialo, ubicato nell’odierna frazione di Belvedere: poderosa costruzione militare alla quale mise mano persino Archimede, come riferisce Plutarco. Il castello rappresentava il punto di congiunzione della vasta cinta muraria che circondava la città, anch’essa d’epoca Dionigiana; ancora oggi ne rimangono visibili notevoli tratti ed alcune porte d’entrata, a sud e a nord.

Nella prima metà del 1200, sorse quindi il Castello Maniace, progettato da Federico II di Svevia in stile gotico: adibito a prigione ed usato per contrastare le incursioni piratesche, rivestì un importante ruolo nella vita militare della città.

Palazzolo Acreide con il suo Teatro Greco e Necropoli di Pantalica

A 30km dal Baglio è raggiungibile la cittadina barocca di Palazzolo Acreide, città dalle radici greche, situata sui Monti Iblei e non distante dalla Necropoli di Pantalica.

Nel 2002 è stata riconosciuta Patrimonio Mondiale dell’Umanità dall’UNESCO, insieme con altre sette città del Val di Noto. La cittadina fa inoltre parte del circuito dei “Borghi più belli d’Italia”.

Innumerevoli le chiese ed i monumenti barocchi da visitare, anche se particolare attenzione va al Teatro Greco, sovente attribuito a Gerone II, sebbene la sua datazione oscilli tra il II e il III sec. a.C.

Diversamente da quello di Siracusa, questo teatro non è scavato nella roccia per asportazione, ma è invece adagiato su un pendio naturale; inoltre è direttamente collegato tramite una galleria all’agorà della città e al bouleuterion.

Non distante da Palazzolo Acreide si trova la Valle dell’Anapo, attraversata dall’omonimo fiume: una delle più elevate sintesi di valori ambientali, paesaggistici, archeologici e culturali.

In quest’area, dove flora e fauna sono ricchissime e variegate, sorge la Necropoli di Pantalica, sede, per alcuni studiosi, dell’antica Hybla dei siculi. Si tratta della più grande necropoli del Mediterraneo, con le sue 5.000 tombe a grotticelle artificiali.

Nel 2005 è stata dichiarata dall’UNESCO Patrimonio Mondiale dell’Umanità.

La scoperta di tale area è dovuta all’appassionato lavoro di ricerca svolto da Paolo Orsi e successivamente da Bernabò Brea, due tra i più insigni maestri dell’archeologia mondiale.

La necropoli si trova in una posizione estremamente suggestiva: delimitata dalle due grandi cave lungo le quali scorrono i fiumi Anapo e Calcinara.

Modica, Scicli, Ragusa e luoghi di Montalbano

A solo mezzora di strada dal Baglio, percorrendo la SS115 in direzione Gela, è raggiungibile la città di Modica, inclusa nel 2002, con altre sette città del Val di Noto, nella Lista dei Patrimoni Mondiali dell’Umanità dell’UNESCO per il suo centro storico, ricco di architetture barocche.

Innumerevoli gli edifici e le chiese storiche da visitare, ma particolare attenzione su tutti merita il Duomo di San Giorgio, spesso indicato come monumento simbolo del Barocco Siciliano, tipico di questo estremo lembo d’Italia. La chiesa di San Giorgio, inserita nella Lista Mondiale dei Beni dell’Umanità dell’UNESCO, è frutto della ricostruzione sei/settecentesca, avvenuta in seguito ai disastrosi terremoti che colpirono Modica nel 1542, 1613 e nel 1693.

Da segnalare anche la casa di Salvatore Quasimodo, in cui nacque il poeta il 20 agosto 1901. Premio Nobel per la letteratura nel 1959, Quasimodo visse in questa casa solo per i primi 14 mesi. L’abitazione è visitabile e nella stanza in cui vide la luce il poeta si trovano: un letto in ferro battuto, un inginocchiatoio, un capezzale e altri mobili ed arredi del primo ‘900.

Scicli è una monumentale città barocca, con le forme di un eccelso presepe vivente.

Nel 2002 il suo centro storico è stato riconosciuto Patrimonio Mondiale dell’Umanità da parte dell’UNESCO, insieme con altre sette città del Val di Noto.

Via Mormino Penna con i suoi numerosi edifici del ‘700 e il Palazzo Beneventano, rappresentano un capolavoro del genio artistico umano dell’Età Tardo Barocca. Scicli è inoltre la città che diede i natali allo scrittore Elio Vittorini, oltre ad essere diventata da qualche anno set cinematografico della fortunata fiction televisiva “Il Commissario Montalbano” (il Municipio della città è il luogo che corrisponde alla sede del Commissariato di Polizia di Vigata nella famosa serie televisiva).

A 50km dal Baglio si trova la città di Ragusa.

Nel 1693 un devastante terremoto causò la distruzione quasi totale dell’intera città, mietendo più di 5.000 vittime. La ricostruzione, avvenuta nel XVIII sec., la divise in due grandi quartieri: da una parte Ragusa Superiore, situata sull’altopiano, dall’altra Ragusa Ibla, sorta sulle rovine dell’antica città e ricostruita secondo l’antico impianto medievale.

I capolavori architettonici costruiti dopo il terremoto, insieme a tutti quelli presenti in altre sette città del Val di Noto, sono stati dichiarati nel 2002 Patrimonio Mondiale dell’Umanità dall’UNESCO.

Ragusa è uno dei luoghi più importanti per la presenza di testimonianze d’arte barocca.

La maggior parte del patrimonio artistico, con la sola eccezione della Cattedrale di San Giovanni Battista e di qualche palazzo settecentesco, si trova nel quartiere antico di Ibla: il solo quartiere di Ragusa Ibla contiene oltre 50 chiese, per la maggior parte in stile Tardo Barocco.

Piazza Pola è la sede della Questura di Montelusa nella fiction “Il Commissario Montalbano”.

Luoghi di Montalbano

Una giornata nei luoghi di Montalbano può iniziare con un bel bagno e una nuotata a Marinella, dove Montalbano abita in una casa in riva al mare con una grande veranda, sulla quale spesso cena con i propri ospiti.

Marinella coincide nella realtà con Punta Secca, frazione di Santa Croce Camerina; e la casa di Montalbano è proprio lì in riva al mare.

Le Ville e le Masserie degli Iblei e il Castello di Donnafugata

In tutti gli episodi della fiction di Montalbano le ville e le masserie degli Iblei, in cui vivono possidenti agrari o ricchi borghesi, dominano incontrastate. Sono residenze sobrie, che si aprono sulla campagna nel paesaggio scarno degli altopiani, cinte da muri a secco.

Sironi ha scelto per le ambientazioni de “Il Commissario Montalbano” le più belle tra quelle neoclassiche e neogotiche: Villa Denaro Papa, Villa Veninata e ovviamente il Castello di Donna Fugata, la più sontuosa residenza di campagna degli Iblei, set televisivo anche del film di Luchino Visconti “Il Gattopardo”.

Un’architettura eclettica miscela lo stile neogotico delle logge con quello neoegizio delle sculture e con gli echi neoclassici della Coffee House, immersa in un lussureggiante parco. E’ qui che si svolge la corsa dei cavalli del penultimo episodio della nuova serie di Montalbano, dal titolo “La pista di sabbia”.